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La protezione civile: cosa è?

Creato Mercoledì, 22 Aprile 2015 07:32
Ultima modifica il Mercoledì, 22 Aprile 2015 07:32
Pubblicato Mercoledì, 22 Aprile 2015 07:32

La storia della protezione civile in Italia è strettamente legata alle calamità che hanno colpito il nostro paese.

Terremoti e alluvioni hanno segnato la storia e l’evoluzione del nostro Paese contribuendo a creare quella coscienza di protezione civile, di tutela della vita e dell’ambiente che ha portato alla nascita di un Sistema di Protezione Civile. I primi riferimenti normativi risalgono all’inizio del secolo scorso, alcuni tentativi per elaborare una legislazione organica sono stati fatti nel dopo guerra, ma la prima vera e propria legge che delinea le prime disposizioni a carattere generale in materia di soccorso e assistenza alle popolazioni è arrivata nel 1970, dopo l’Alluvione di Firenze (1966) e il terremoto del Belice (1968).

Il Servizio Nazionale di Protezione Civile per come lo conosciamo oggi, tuttavia, è stato istituito cola legge 225 del 1992, frutto di una profonda revisione legislativa avviata alla luce della gestione fallimentare dei terremoti del Friuli (1976) e dell’Irpinia (1980).

Questa legge affida alla Protezione Civile il compito di “tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e altri eventi calamitosi” e definisce componenti e le relative competenze del servizio nazionale della Protezione Civile, con particolare riferimento a Comuni, Province, Regioni e associazioni di volontariato.

Il sistema si basa sul principio di sussidiarietà e a prescindere dalla natura e dall’estensione dell’evento, la prima risposta all’emergenza deve essere sempre garantita a livello locale, dalla struttura comunale. Il Sindaco è dunque il primo responsabile della protezione civile. Se l’evento non può essere fronteggiato con le risorse del Comune, si mobilitano i livelli superiori attraverso un’azione integrata: l’Unione dei Comuni, la Provincia, la Prefettura, la Regione, lo Stato. Gli eventi calamitosi si suddividono pertanto in tre diversi livelli sulla base della loro gravità o estensione e della possibilità che vengano gestiti unicamente con le risorse comunali (tipo A) o sovra comunale (tipo B) o nazionale (tipo C).

Con la recente riforma del 2012 (legge 100), sono state meglio specificate come ulteriori attività necessarie e indifferibili anche quelle dirette al “contrasto dell’emergenza” e alla “mitigazione del rischio”, oltre ad avere chiarito ulteriormente le attività di prevenzione e di allertamento, pianificazione d’emergenza, formazione, diffusione della conoscenza di protezione civile, informazione alla popolazione, applicazione della normativa tecnica e di esercitazione.

La cittadinanza, dunque, assume un ruolo centrale: oltre al coordinamento tra i diversi enti territoriali, un sistema di protezione civile efficace passa infatti dall’istituzione di un rapporto solido tra le istituzioni e i cittadini, cioè dalla costruzione del cosiddetto “ultimo miglio”.