La chiesa di San Michele a Luciano

13 Aprile 2023

La chiesa parrocchiale di S. Michele richiama, anche in ragione della sua titolazione, una presenza altomedievale.

La prima notizia sulla chiesa di San Michele risale al 1243,  quando risulta inserita nello scomparso castello di Luciano di proprietà dei Conti Alberti; nello stesso documento è riportato l’atto di giuramento che il suo rettore fece al pievano di Signa, pieve da cui dipendeva nonostante la grande distanza che le separava.

Negli anni seguenti la situazione economica della chiesa fu sempre difficile e instabile, ma questo non impedì al rettore, prete Michele, di permutare la chiesa di Luciano con la pieve di Signa in data 3 aprile 1319.

La situazione territoriale della parrocchia è ben spiegata in un atto del 31 ottobre 1306 quando fu rogato un Attum in populo Sancti Michaelis de Luciano de communi Montislupi in castro domini baldi de frescobaldi; a quel tempo quindi la chiesa di Luciano era nel comune di Montelupo e di patronato della famiglia Frescobadi.

Il territorio della parrocchia andò incontro ad un rapido spopolamento e già nel 1422 fu annessa alla vicina chiesa di San Vito. Dopo annessione alla chiesa venne comunque unita la chiesa di San Mamante situata presso Signa ma la chiesa di Luciano continuò lentamente a decadere.

Il 15 giugno 1575, in occasione di una visita apostolica, venne trovata in completa rovina. Nel corso del XVIII secolo gli Antonori, divenuti sin dal 1434 patroni delle chiese locali, restaurarono l’edificio, utilizzando per l’opera diversi materiali di recupero, tra i quali alcuni di età romana. La chiesa è inserita negli itinerari settecenteschi di G. Targioni Tozzetti e nello stesso periodo Domenico Maria Manni, allora podestà a Montelupo Fiorentino, segnalò, come proveniente dal cimitero annesso, il cippo miliare della via Quinctia. 

DESCRIZIONE ARCHITETTONICO ARTISTICA
La chiesa di San Michele a Luciano è un piccolo edificio ad aula rettangolare, coperta a doppia falda e conclusa da un’abside semicircolare; l’edificio originale é stato realizzato completamente in pietra serena cavata presso l’Arno, le fondamenta in bozze di calcare alberese cavate localmente mentre il paramento è costituito da conci di arenaria grigia regolari e ben squadrati. La facciata è a capanna e al centro si trova il portale, i cui stipiti sono frutto di un rifacimento, coronato da un arco a tutto sesto; sopra e ai lati del portale sono inseriti dei marmi provenienti da edifici di epoca romana (si tratta di frammenti architravi) e inseriti a scopo decorativo. Nel XVII secolo,  forse in seguito ad un crollo, la facciata venne ridefinita e l’originale paramento murario in pietra serena venne sostituito, nelle parti danneggiate, con bozze di calcare e poi intonacato. Sopra al portale si trova una finestra a campana. La fiancata settentrionale è priva di aperture e anche qui sono visibili i segni di numerosi rifacimenti mentre la fiancata meridionale è quella che ha maggiormente conservato il paramento originario in cui era aperta una piccola porta.

La tribuna, sicuramente la parte più interessante dell’edificio, mostra il volume semicilindrico dell’abside, realizzata in arenaria ed aperta da una monofora a doppio strombo con archivolto monolitico. L’abside presenta un elaborato coronamento: al di sopra di una fascia di bozze di calcare alberese di color ocra è stata collocata una serie di archetti appena scolpiti in pietra arenaria e sopra di essi si trovano due strati composta da frammenti di mattoni e bozze di arenaria disposte a dente di sega. Sul fianco sinistro si trova il campanile a vela biforo in arenaria, sicuramente attribuibile ad una fase molto più tarda rispetto alla fondazione della chiesa. Per quanto riguarda l’interno della struttura, il paramento murario è in uno stato di conservazione migliore rispetto all’esterno.

Nella controfacciata il portale ha ancora l’arco a tutto sesto privo di architrave ed è sorretto da mensoloni, i quali, purtroppo, sono stati vandalizzati in tempi molto recenti. Se il volume dell’abside da fuori è interessante, dall’interno non è da meno: la calotta è interamente affrescata con una grande scena raffigurante il Giudizio Universale tra la Madonna e San Giovanni Battista, opera di un ignoto artista dei primi del XV secolo. Altre tracce di affresco si trovano nello stipo ricavato dopo il tamponamento del portale laterale.