Deportazione nazifascista del 1944: Montelupo intraprende un’azione civile per le ferite subite dalla comunità

25 Maggio 2023

La giunta ha deliberato di incaricare un legale per valutare la possibilità di chiamare in causa la Repubblica federale di Germania e il MEF per i danni non patrimoniali subiti in conseguenza alla deportazione nei lager di 45 cittadini privi di colpa alcuna.

L’amministrazione comunale intende costituirsi parte civile contro la Repubblica Federale di Germania al fine di risarcire la comunità di Montelupo di una ferita ancora aperta dal 1944 per questa ragione nei giorni scorsi la giunta comunale ha deliberato di affidare un incarico legale. Nello stesso contesto l’assessore alla memoria, Lorenzo Nesi, sta coordinando e supportando i familiari delle vittime sulle azioni da intraprendere per accedere ad eventuali ristori.

Si tratta di un’azione che intende ribadire il grave danno subito dalla comunità di Montelupo all’indomani della deportazione.

Proporzionalmente alla popolazione, il numero dei deportati politici da Montelupo Fiorentino nel marzo del 1944, fu davvero importante rispetto ai centri più grandi tanto da incidere sull’intera trama sociale del paese

Le vicende storiche sono note. Il 4 marzo del 1944 si verificarono nelle fabbriche in Toscana, seguendo quanto già avvenuto in nord Italia nei giorni precedenti, scioperi contro la guerra tra gli operai, e i nazionalsocislisti presero tali moti come un vero affronto al regime e attivarono delle azioni repressive contro gli scioperanti.

Fu così che venne ordinato ai direttori locali del partito fascista di catturare e di consegnare un certo numero di scioperanti atti ad essere deportati nei campi di lavoro in Germania.

A Montelupo non erano presenti scioperanti ma vennero comunque composto un elenco con circa 30 cittadini maschi, selezionati tra una popolazione complessiva di 7 mila abitanti, per motivi ideologici, personali o per pura casualità. Civili incolpevoli che con l’inganno, nella notte tra il 7 e l’8 marzo 1944, vennero condotti nella locale caserma dei Carabinieri.

Pochi tentarono di fuggire, certi della loro innocenza e per paura di repressioni contro i propri familiari. Fu così che, dopo essere condotti a Firenze, vennero deportati nei lager nazionalsocialisti nell’attuale Austria, dove subirono la privazione di ogni diritto fondamentale della persona, furono sfruttati per lavoro schiavo in condizioni disumane, usati per esperimenti e altre pratiche orribili, che li condussero in gran numero a morire di stenti, di malattie o di atti violenti.

Dopo la liberazione nel maggio del 1945 solo 5 persone su 21 riuscirono a tornare a Montelupo, mentre 16 furono uccisi nei lager di Mauthausen, Gusen, Ebensee e nel terribile castello di Hartheim.

Dal maggio al luglio del 1944, si susseguirono poi ulteriori deportazioni, che non portarono a uccisioni ma solo alla detenzione in luoghi di lavoro forzato in lager nei territori del terzo Reich di ulteriori 24 uomini, che portano il totale dei montelupini deportati a 45.

La società montelupina subì con la deportazione per causa politica del marzo 1944 una vera e propria ferita civile e sociale, che a oggi, a distanza di 79 anni, non risulta risarcita. I simboli di tale ferita si possono leggere nei numerosi cippi, monumenti, lapidi presenti sul territorio oltreché nella toponomastica cittadina.

Il Comune fin dal primo dopoguerra si è impegnato nel culto della memoria della deportazione, creando evidenze monumentali e iconografiche in paese e nei lager tedeschi, incidendo sulla toponomastica stradale, organizzando con continuità i pellegrinaggi in stretta collaborazione con l’istituzione scolastica locale e con l’Associazione nazionale ex deportati, accompagnando ogni anno circa 20 studenti a Mauthausen e sottocampi. Infine organizzando convegni e incontri, promuovendo la pubblicazione di libri, memorie e scritti locali sul tema. Impegnando quindi con costanza e continuità importanti risorse di bilancio stanziate ogni anno su idonei capitoli di spesa.

Nel 2021 l’Amministrazione ha posto sul proprio territorio 17 pietre di inciampo: 16 per i propri deportati assassinati nei lager, e una diciassettesima per Angelo Scardigli, vetraio montelupino deportato da Lecco, ove era scappato a causa delle continue persecuzioni nazifasciste alla sua persona e alla sua famiglia;

Proprio in occasione del Consiglio Comunale tenutosi lo scorso 22 maggio i 18 studenti montelupini che hanno preso parte al viaggio ai campi di concentramento hanno reso testimonianza, insieme alle loro insegnanti e ad Aned, davanti ai rappresentanti elettivi della città, mettendo in luce quanto ancora quei fatti gravino ancora sulla collettività e non si siano storicizzati.

«L’Amministrazione si schiera con determinazione a fianco dei familiari dei deportati chiedendo giustizia per questi fatti che, ottant’anni fa, cambiarono il destino di decine di civili innocenti e delle loro famiglie, incidendo pesantemente sul tessuto sociale di Montelupo. Tengo a ringraziare l’On. Dario Parrini che tanto si è impegnato in Parlamento per offrire ai familiari un tempo congruo per presentare le richieste danni», afferma l’assessore alla memoria, Lorenzo Nesi