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Una settimana di iniziative in occasione del Giorno della Memoria

Creato Giovedì, 21 Gennaio 2021 14:54
Ultima modifica il Giovedì, 21 Gennaio 2021 14:54
Pubblicato Giovedì, 21 Gennaio 2021 14:54

Da segnalare mercoledì 27 gennaio l’intervista con Camilla Brunelli, direttrice del Museo della Deportazione e il 30 gennaio l’intervista a Laura Forti autrice del libro “Forse mio padre”

Il 27 gennaio del 1945, le truppe sovietiche liberarono il campo di Auschwitz, il campo tristemente famoso per le dimensioni e per il numero dei morti, simbolo di un “universo concentrazionario” sterminato che interessò milioni di persone.

Quest’anno il Giorno della Memoria ci coglie in una situazione particolare e difficile. Le politiche relative alla storia e alla memoria, più di altre, hanno bisogno del confronto, del contatto con il territorio. Hanno bisogno della geografia in senso fisico.

Già lo scorso anno il viaggio studio ai campi di concentramento austriaci è saltato e così sarà per il 2021, privando, di fatto, più di una classe di età, di un'esperienza importantissima sia dal punto di vista didattico e pedagogico che da quello della loro crescita civile.

Per questo, cercando di fare di necessità virtù abbiamo optato per una serie di iniziative online che possano interessare un’ampia fetta di pubblico: dagli studenti al cittadino comune, in maniera da non far mancare, anche per quest’anno, il nostro contributo alla riflessione e i l'invito a studiare, estendendo l’attività a tutta la settimana intorno alla data del 27 gennaio.

Lo scopo della settimana per la memoria, seppur con le limitazioni indotte dalla situazione attuale, è quello di studiare, approfondire e conoscere le vicende storiche nella loro complessità non riducendo il ricordo della deportazione a sola celebrazione.

È importante, a problemi complessi, dare risposte complesse evitando banalizzazioni che rischiano, speso, di ottenere risultati opporti a quelli voluti.

La storia della deportazione e dello sterminio non è separabile dal contesto storico che vide l’ascesa dei fascismi come risposta ad una profonda crisi dello stato liberale (in Italia) e della democrazia (in Germania). Le profonde ferite della Prima Guerra Mondiale, con il suo numero spaventoso di vittime e la banalizzazione della morte, diventata industriale, riversarono sulle società post-belliche un enorme carico di violenza, approfondito dalle questioni che la guerra non solo non aveva risolto, ma aveva aggravato.

Quanto accaduto fra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso è il risultato di un mix esplosivo che ha fatto accadere ciò che pochi anni prima sarebbe apparso impossibile e ha innescato la miccia di una guerra ancora più spaventosa appena 2 decenni dopo. In quella guerra l’aspetto radicale dei fascismi divenne ancora più estremo, portando fino alle più estreme conseguenze quel rifiuto della comune umanità, l’apologia del razzismo e delle convinzioni di superiorità e di ineguaglianza che avevano covato a lungo in Europa e nel mondo e che sfociarono nella più enorme barbarie (ma il termine è inadeguato) che l’essere umano avesse mai visto.

Aspetti, questi, che saranno indagati nelle diverse iniziative proposte per la settimana della Memoria, con il contributo di alcune studiose.

CAMILLA BRUNELLI è direttrice del Museo della Deportazione della resistenza (http://www.museodelladeportazione.it/)

La struttura, nata nel 2002, per volere dei sopravvissuti alla deportazione politica, è diventata dal 2007 Fondazione, Si occupa dell’organizzazione del Treno della Memoria che ogni 2 anni si reca ad Auschwitz e del Meeting dedicato alla Memoria che si tiene a Firenze, anch’esso biennalmente.

Svolge una serrata attività didattica e formativa, organizzando corsi per gli insegnanti, incontri con gli studenti tramite e visite guidate.

Il Museo nasce avente come punto di riferimento la deportazione politica, che in Toscana ebbe il suo giorno più tragico l’8 marzo del 1944, ma negli anni ha ampliato la propria sfera di interesse, andando ad occuparsi della deportazione in generale.

Camilla Brunelli è profonda conoscitrice della lingua e della cultura tedesca, e, oltre all’attività Museale, ha tradotto molti saggi e testi storici sulla deportazione.

LAURA FORTI è l’autrice del libro "Forse mio padre", Giuntina casa editrice.
"Forse mio padre" è un romanzo che si ispira alla vita della famiglia dell'autrice e che porta alla luce molti aspetti, di contesto storico e psicologico, che vanno a scavare e indagare principalmente la relazione tra madre e figlia nella sua complessità. Abbiamo voluto inserire questa presentazione all'interno della settimana dedicata ai vari appuntamenti per il Giorno della Memoria perché il libro di Laura Forti ripercorre in modo dettagliato e sapiente i drammatici momenti delle leggi razziali e dello sfollamento degli ebrei, il ruolo che hanno avuto anche aldilà della deportazione e il sentimento di tradimento che li ha accompagnati negli anni a venire. Un romanzo che viene più volte definito dalla critica e dalla stessa casa editrice come "un percorso di guarigione" dove però l'intimità della protagonista è fortemente legata alla memoria nelle sue molteplici declinazioni, da quella individuale a quella collettiva, fino al significato preciso legato alla persecuzione degli ebrei durante il fascismo.

L'autrice Laura Forti si laurea in Lettere Moderne all’Università di Firenze con una tesi in Storia dello Spettacolo. Dopo la Laurea e un triennio di studi da attrice all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” a Roma, inizia a scrivere per il teatro ottenendo diversi riconoscimenti nel corso degli anni.

Oggi è una delle drammaturghe italiane più rappresentate all’estero. I suoi testi sono stati tradotti e messi in scena in molti paesi e pubblicati in Germania e Francia. All’attività di scrittrice affianca quella di docente, insegnando scrittura teatrale e creative writing. Giornalista iscritta all’Ordine Nazionale, collabora con Repubblica, Radio Svizzera, Joi Mag e altre testate cartacee e web.