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Dalla collaborazione fra pubblico e privato nasce un centro dei saperi per l’innovazione, la ricerca e la formazione, legato alla produzione tipica di Montelupo

Il Consiglio Comunale giovedì 15 dicembre ha approvato all’unanimità una variante al regolamento urbanistico

Lo scorso 15 dicembre il Consiglio Comunale ha approvato all’unanimità una variante urbanistica relativa all’area di via Gramsci, oggi occupata dalle aziende Colorobbia e Vetreria artistica Samminatello (Vas), ora di proprietà Lux.

Un atto che va a modificare strumenti urbanistici approvati alla fine degli anni Novanta e che si inserisce in un percorso volto a promuovere Montelupo come città della cultura e dei saperi, attraverso la valorizzazione di due prodotti caratterizzanti l’economia del territorio: la ceramica e il vetro.

Il regolamento urbanistico e il piano strutturale, datati 1999,avevano come obiettivo principale la realizzazione di un polo produttivo di oltre 110 ettari nella zona de Le Pratella.

Qui nel tempo si sono trasferite buona parte delle attività industriali che si trovavano nel centro abitato, divenuto poi zona esclusivamente residenziale.

Anche la zona di via Gramsci occupata da Colorobbia e Vas doveva ospitare un insediamento composto da circa 100/120 appartamenti.

Già nel 2006 erano state introdotte diverse destinazione d’uso, anche a fini direzionali, di rappresentazione e formazione professionale inerenti le attività svolte negli originali opifici; ciò in ragione a una valutazione che riteneva l’area non idonea a esclusiva funzione residenziale.

Una decisione che è stata elaborata e coltivata nel tempo dall’amministrazione comunale e cha ha portato a ripensare l’intero ruolo dell’area, anche in ragione alle scelte urbanistiche fatte dall’ente, prima fra tutti quella di realizzare il museo della ceramica (poi divenuto MMAB) al posto della scuola Corradini, in piazza Vittorio Veneto.

È così che, grazie a una compartecipazione pubblico/privato, è nata l’idea di realizzare in quella zona una cittadella del sapere e dell’innovazione.

Ciò presuppone un mix di funzioni legate alla ricerca, alle attività produttive e alla formazione, oltre che alla costruzione di un archivio documentale dedicato alla ceramica.

Viene rivoluzionata l’accezione stessa di “fabbrica”: in questo luogo, accanto alla produzione caratterizzante il territorio, divengono protagonisti la ricerca e l'innovazione dei prodotti e dei processi, la formazione professionale e il marketing del prodotto.

Il gruppo dirigenziale di Colorobbia e, in quest’ultimo anno di Lux, hanno quindi maturato l’idea di poter creare in via Gramsci un campus di innovazione industriale dove si correlano fra loro la produzione artistica, la formazione, la ricerca ed innovazione e start up.

La variante approvata rende esplicita tale nuova prospettiva e definisce un cambiamento di destinazione d’uso, verso un sistema che vede la collaborazione fra pubblico e privato, come esplicitamente indicato anche dalla normativa regionale.

Una scelta che, inevitabilmente, avrà riflessi sul tessuto urbano.

Viene mantenuta l’identità produttiva di una manifattura storica e a essa si affiancano aspetti importanti per lo sviluppo del territorio quali la ricerca e la formazione.

Una soluzione che consente di non avere ai margini del centro storico un’area dismessa da riqualificare, ma una zona che sarà valorizzata e che porterà un indotto.

L’intervento prospettato prevede, inoltre, una riduzione di almeno il 30% della superficie coperta esistente, effettuata tramite demolizioni di edifici incongrui con la nuova strutturazione e conseguente ristrutturazione degli edifici

Infine lo stesso del Museo della ceramica viene valorizzato dalla contiguità con il nuovo complesso.



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