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Villa Medicea dell’Ambrogiana: nasce un gruppo di lavoro intersettoriale per la valorizzazione dell’immobile

Lo definisce una convenzione fra comune di Montelupo Fiorentino, Regione Toscana, Demanio e Ministero di grazia e Giustizia (DAP)

Il 15 dicembre del 2014 in sala consiliare a Montelupo Fiorentino si è tenuto un primo incontro pubblico che aveva come oggetto “Villa Medicea: punto e a capo”.
In quell’occasione intervennero esponenti della Demanio, del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, della Regione Toscana e, ovviamente, del Comune.

In quell’occasione si iniziò a parlare del futuro della Villa Medicea e del percorso da intraprendere a seguito della chiusura dell’ospedale psichiatrico giudiziario.

Venne individuato come aspetto centrale dell’intero processo la costituzione di un gruppo di lavoro e di progettazione.

Dopo un anno e mezzo da quell’incontro gli stessi soggetti che presero parte al primo incontro hanno firmato un protocollo d’intesa per l’attuazione di un programma di valorizzazione della Villa Medicea dell’Ambrogiana.

Nel protocollo d’intesa si definisce la costituzione di un gruppo di lavoro composto da rappresentati del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Ministero della Giustizia), della Regione Toscana, dell’agenzia del Demanio e del comune di Montelupo Fiorentino, che avrà anche la funzione di coordinamento.

Il gruppo di lavoro ha il compito di:

  •      individuare soluzioni tecniche e percorsi amministrativi adeguati al raggiungimento degli obiettivi strategici condivisi;
  •      cercare soluzioni di sistema e innovative per il futuro del complesso che tengano presente delle opportunità e dei limiti previsti dalla normativa nazionale e regionale;
  • verificare possibili sinergie tra le esigenze di valorizzazione, sviluppo, razionalizzazione, gestione efficiente e dismissione dei patrimoni immobiliari pubblici. In particolare potranno essere individuati interventi da attuare in parti dell’edificio anche nel breve periodo, purchè non costituiscano limiti per la futura valorizzaione;
  •      definire i contenuti di studi di fattibilità, di supporto all’individuazione del programma di valorizzazione del bene;
  •      collaborare per tutte le attività necessarie o utili alla valorizzazione, razionalizzazione, ottimizzazione e dismissione dei patrimonio immobiliare dello Stato.

Nel protocollo d’intesa vengono definiti anche gli impegni di ciascuno soggetto.

Il comune di Montelupo recepirà esiti e indicazioni della concertazione condivisa nei propri strumenti urbanistici, prevedendo, se è il caso, per l’area un mix di funzioni pubblico/private che salvaguardino il valore del bene per la collettività e nello stesso tempo rendano economicamente sostenibile il recupero.

Il Ministero di grazia e giustizia, attraverso il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria si impegna a dimettere e riconsegnare gli immobili all’agenzia del demanio.

La Regione Toscana, come è noto,  sta lavorando per chiudere la questione del superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari; nello stesso tempo fornirà il supporto per la valorizzazione dell’immobile e in particolare per l’inserimento della villa dell’Ambrogiana fra i beni tutelati dall’Unesco, con un eventuale reperimento di risorse finanziarie nell’ambito della programmazione dei fondi europei a gestione diretta.

L’agenzia del demanio individuerà i modi per finanziare uno studio di fattibilità per la valorizzazione del bene e le altre iniziative a supporto del gruppo di lavoro.  

«Siamo arrivati alla stesura del protocollo d’intesa dopo alcuni incontri che hanno coinvolto tutti i soggetti e che si sono tenuti fra la fine del 2015 e i primi mesi del 2016. – afferma il sindaco Paolo Masetti - Il comune di Montelupo è stato soggetto attivo in questo processo; è nostro interesse arrivare alla  modifica degli strumenti urbanistici in modo da favorire il recupero e la valorizzazione di un bene prezioso per il nostro territorio: quella dell’Ambrogiana è una fra le più particolari fra le ville medicee, con l’accesso diretto all’Arno attraverso una caverna interna. Il suo potenziale è enorme, ma è necessario gestire bene il momento di passaggio fra la chiusura definitiva dell’opg e l’individuazione di una futura destinazione».



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