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Sala gremita oggi per il convegno dal titolo "Le ceramiche di Montelupo nei musei di tutto il mondo"

Categoria: Notizie
Creato Venerdì, 23 Ottobre 2015 10:46
Ultima modifica il Venerdì, 23 Ottobre 2015 10:46

DSCF2962Quasi ottanta gli intervenuti dalla Toscana, ma anche da fuori regione e dall’estero per ascoltare gli interventi dei relatori

La Fondazione Museo Montelupo ha promosso il convegno dal titolo Le ceramiche di Montelupo nei musei di tutto il mondo, con l’obiettivo di indagare le motivazioni dell'ampia disseminazione delle ceramiche di Montelupo e a fare il punto sulla loro musealizzazione

Un tema che, a quanto pare, ha incontrato gli interessi di appassionati e studiosi, arrivati oggi a Montelupo per ascoltare gli interventi di relatori di portata internazionale e nazionale.

Thimoty Wilson dell’Ashmolean Museum di Oxford ha parlato dell’esposizione delle ceramiche di Montelupo nei musei britannici e statunitensi; mentre Katarzyna Swietlicka  del Museo Nazionale di Varsavia e  Anna Szkurlat del Castello Reale di Varsavia hanno affrontato il tema della collocazione delle ceramiche di Montelupo nei musei polacchi.

Prima di loro sono intervenuti anche Carmen Ravanelli Guidotti, già curatrice del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza e Marino Marini (Museo Nazionale del Palazzo del Bargello,Firenze) per tracciare un quadro della situazione italiana e fiorentina.

Il tema è stato introdotto dal direttore scientifico del Museo della ceramica di Montelupo Fiorentino, Fausto Berti che nel suo intervento ha messo in luce le alterne vicende della ceramica montelupina fino ad arrivare al suo riconoscimento come centro di fabbrica per eccellenza dei Medici e delle nobili casate fiorentine.

«Per molto tempo ha prevalso la teoria che la fabbricazione della ceramica e in generale delle lavorazioni a fuoco trovassero collocazione nei grandi centri urbani. A Firenze in un primo tempo certi tipi di lavorazioni si collocavano in Oltrarno, ma ben presto si spostarono nel contado.
Un tratto comune a tante realtà: basti pensare a Manises in Spagna per Valencia, ma anche alla stessa Montelupo per Firenze.
Le motivazioni sono molteplici e da ricercare non solo nella maggiore garanzia di sicurezza, ma anche nella possibilità di avere materie prime senza pagare gabelle e manodopera a costi contenuti.
È così che si rivolgeva a Montelupo per committenze importanti, come ad esempio la realizzazione dei pavimenti da spedire a Maria dei Medici, regina di Francia», racconta Berti.

Mentre tante famiglie di altri centri di produzione (come ad esempio Cafaggiolo) si erano messe a disposizione delle casate nobiliari, a Montelupo si produceva ceramica in una forma che possiamo definire “proto industriale”.

Sono numerosi gli aspetti da indagare, alcuni curiosi, frutto di accordi economici, vicissitudini umane e abitudini.  

Come quella dei giovani rampolli delle ricche famiglie europee che venivano in Italia a studiare e poi portavano con sé come souvenir pregiati pezzi in ceramica; o come gli scambi che hanno fatto sì che orci della farmacia di San Marco, prodotti a Montelupo, finissero nelle collezioni del Museo Civico Medioevale di Bologna.

È interessante, ad esempio, scoprire come le maioliche montelupine siano arrivate in Polonia, intorno al XVI secolo.

«Da un punto di vista storico, si potrebbe pensare che la maiolica italiana abbia raggiunto la Polonia nel sedicesimo secolo, nel periodo di più stretti legami tra Polonia e Italia per matrimonio del re Sigismondo Primo  e la principessa Bona Sforza; un momento di intensi scambi intellettuali fra i due paesi: molti polacchi studiavano in Italia e molti artisti italiani lavoravano presso le corti reali e dell'aristocrazia in Polonia.
Purtroppo al Wawel, però, non è conservato materiale d'archivio della corte reale», spiega nel suo intervento, Anna Szkurlat

La giornata di studi di quest’oggi è stata anche l’occasione per premiare i vincitori del concorso internazionale di arte ceramica “Baccio da Montelupo”, rivolto ad artisti, aziende, ceramisti, scuole d’arte e designer, per l’elaborazione di un progetto legato alla ceramica. Protagonista di questa edizione 2015, il piatto.
 Oltre ottanta sono state le candidature provenienti da tutto il mondo.  Una giuria qualificata ha selezionato le opere finaliste - divise in tre categorie, Tableware, Home Decoration, Ceramica Artistica e Tradizionale di Montelupo (CAT) e Ceramiche di Montelupo - che sono state esposte da giugno a settembre nelle sale del Museo della Ceramica e i visitatori hanno avuto modo di votare per l’opera preferita. Il voto popolare è andato a sommarsi alle valutazioni della giuria qualificata per l’attribuzione dei premi.

Sono stati premiati
Categoria Tableware: con l’opera  Still Life II,  Gabriele Mallegni e Caterina Sbrana
Categoria Home Decoration: con l’opera Piatto vuoto, Marco Ulivieri
Categoria Ceramica di Montelupo: con l’opera Centrotavola, le Ceramiche Ammannati
Opera più votata dal web e dai visitatori della mostra con La forma sinuosa del movimento, Barbara Cristiani
Opera vincitrice della menzione riservata alla giuria tecnica Terra di Gabriella Sacchi

L’amministrazione comunale e la Fondazione Museo Montelupo hanno scelto di tenere il convegno in un luogo forse inusuale, ma con una forte valenza per la ceramica di Montelupo Fiorentino: la nuova sede del Gruppo Archeologico di Montelupo Fiorentino.

L’associazione è approdata nei locali di via Gramsci 67 dopo essersi trasferita dalla storica sede di via dei Pozzi nella zona industriale delle Pratella. Lo stabilimento è stato dato in concessione dalla famiglia Bitossi, in virtù di una convenzione con il comune di Montelupo Fiorentino.
I proprietari si sono occupati dei lavori sull’impiantistica e sulla copertura e i membri dell’associazione hanno curato la sistemazione delle stanze e il trasferimento di tutti i materiali.

«Quella di oggi è un’anteprima dell’inaugurazione ufficiale che abbiamo intenzione di fare a marzo 2016 organizzando un ciclo di conferenze; per noi è un risultato importante essere in questa sede ed aver quasi completato il trasferimento di tutti i materiali; custodiamo frammenti di ceramica e reperti dal 1970 ad oggi. Tutti i materiali, sottoposti al vincolo della Sovrintendenza, sono stati inventariati», racconta Caterina Mazzotta del GAM.

Il Gruppo Archeologico riveste un ruolo importante nel recupero della ceramica e anche nella ricostruzione di quella storia oggi analizzata nel convegno.
Nel tempo hanno effettuato numerose campagne di scavo, che continuano tutt’oggi; un processo in cui il rinvenimento di un reperto è solo il primo passo.

«Tutti i pezzi trovati vengono lavati, inventariati e poi disposti su un tavolo, in base alle tipologie. Da lì inizia il lavoro di ricostruzione e primo assemblaggio. I frammenti sono così pronti per un futuro restauro e poi andranno a integrare le collezioni del Museo della Ceramica».

Chi desidera avere maggiori informazioni sull’associazione può contattarli attraverso il loro profilo Facebook oppure telefonando al numero 3890055997.