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1 dicembre: giornata mondiale contro l'AIDS

aidsIl 1° dicembre ricorre la giornata mondiale contro l’AIDS. Oggi più che in altri momenti è necessario porre l’attenzione su questa malattia. Se ne parla poco e in maniera sommaria.  Abbiamo affrontato il tema con il dottor Paolo Filidei, responsabile dell’unità operativa Prevenzione malattie trasmissibili dell’Asl 11 di Empoli

 Dottor Filidei, oggi si parla poco di HIV e AIDS, ma il silenzio non è salutare….
Bisogna dire che rispetto al clima di allarme degli anni Ottanta e Novanta la situazione è profondamente cambiata. C’è poca attenzione nei confronti di questa malattia. Il motivo principale è che la malattia è diventata curabile. I casi di decesso sono pochi; appena il 10%. Tuttavia ci si ammala come dieci anni fa. Il numero di contagi dal 2000 ad oggi è pressoché invariato.

Tanto per fare chiarezza: quali sono le percentuali di contagio? La malattia interessa alcune fasce della popolazione o ha una diffusione trasversale?
Sono stati recentemente pubblicati alcuni dati relativi alla realtà in Toscana. In 4 anni di monitoraggio delle infezioni da HIV emerge che i nuovi casi sono 988. L’andamento da 10 anni a questa parte è di 100 nuovi casi all’anno. L’80% sono maschi e il 59% di questi ha fra i 30 e 49 anni. La maggior parte delle nuove infezioni è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, senza differenze sensibili fra rapporti omosessuali o eterosessuali. In genere il contagio è correlato a rapporti occasionali. Le donne scoprono più precocemente rispetto agli uomini l’infezione da Hiv (età media 34 anni) e il contagio avviene attraverso rapporti sessuali con un partner abituale infetto. Al 31 dicembre 2012 le persone malate di Aids residenti in Toscana sono 1620. I casi di trasmissione madre - figlio (con età di diagnosi inferiore ai 13 anni) sono oggi eccezionali,grazie alla disponibilità di interventi preventivi durante la gravidanza e al momento del parto: su 49 casi registrati in Toscana, solo 2 sono avvenuti dopo il 2001.

Se una persona contrae l’Aids quali sono le sue aspettative di vita?
In primo luogo occorre fare una distinzione fra infezione HIV e malattia conclamata. Oggi entrambe sono curabili; si riesce ad impedire l’evoluzione dell’Hiv verso l’Aids. Così come è possibile assicurare una buona qualità della vita anche alle persone con Aids. Possiamo dire che, grazie all’uso dei farmaci, la malattia è diventata cronica. Il problema è rappresentato dalla tempestività della diagnosi. In un caso su 5 una persona scopre di essere malata quando l’infezione è già in fase avanzata o in Aids. Il 57% delle persone si presenta a fare l’esame quando il quadro immunologico è già compromesso; con importanti effetti sul decorso della malattia stessa  e con la possibilità di aver infettato altre persone nel periodo in cui non sapeva di aver contratto l’HIV. È talmente bassa la percezione del rischio di contrarre l’HIV che gli individui non contemplano neppure questa possibilità.

In concreto: come proteggersi dalle malattie sessualmente trasmesse?
Ribadire l’importanza dell’uso del profilattico è scontato. Oggi, alla luce di quanto detto sopra, diventa fondamentale sensibilizzare le persone nei confronti di una diagnosi tempestiva come garanzia della propria e dell’altrui salute. Soprattutto se si ritiene di avere avuto rapporti a rischio. Oggi, con i farmaci di cui disponiamo, fare diagnosi di infezione da HIV permette di iniziare subito le cure (con ancora maggiore efficacia delle stesse), ed evita di trasmettere inconsapevolmente il virus ad altri.

Per tutti gli anni ’90 è stata portata avanti un’intensa campagna di sensibilizzazione nelle scuole. Questa attività continua?
Ancora oggi il Ministero promuove campagne di sensibilizzazione che tuttavia, fatta eccezione per la giornata del 1 dicembre, hanno poca visibilità. A livello locale, la nostra Azienda Sanitaria prevede incontri di formazione e sensibilizzazione rivolti agli studenti delle scuole superiori. Probabilmente alla luce dei dati sarebbe opportuno prevedere azioni trasversali per tutta la popolazione e con una particolare attenzione nei confronti degli adulti. Oggi occorre invitare il maggior numero delle persone a fare il test. La malattia si può curare. Il servizio di supporto è gratuito, il test può essere eseguito in anonimato.

Dunque quali sono le indicazioni per tutti i cittadini residenti nel nostro territorio?
Prima di tutto: coloro che hanno il dubbio di avere avuto rapporti a rischio devono fare il test. È possibile rivolgersi al proprio medico ed effettuare il test in tutti i centri prelievi dell’ASL 11 oppure, se si vuole una maggiore riservatezza, le persone possono rivolgersi liberamente all’ambulatorio in via dei Cappuccini ad Empoli (piano terra stanza 25), aperto tutti i mercoledì dalle 12.00 alle 13.30 e dalle 17.00 alle 18.00. Qui trovano personale disponibile per eseguire il test e fornire informazioni. Qualora il test risultasse positivo sarà immediatamente avviato il percorso terapeutico. Nella nostra Asl ci avvaliamo del supporto di specialisti che curano i pazienti a livello ambulatoriale. Non è più necessario il ricovero in ospedale come accadeva un tempo.

Questo il quadro che riguarda l’Italia. Quale è la situazione all’estero?
Nonostante un maggiore accesso alle terapie e alle cure, i dati indicano che il livello di attenzione deve rimanere elevato. Il “Global report – Report on the global Aids Epidemic 2013” di Unaids mette in luce che nel mondo sono 35 milioni le persone infettate da Hiv.
Le nuove infezioni sono in calo del 33% rispetto al 2001. Nel 2012 sono morte 1,6 milioni di persone per problemi correlati all’Aids. Certo è che anche nei paesi maggiormente a rischio come Africa e Asia stiamo assistendo ad un inversione di tendenza grazia ad una maggiore facilità di accesso ai farmaci. In questi contesti rimane problematica la trasmissione da madre a figlio.

IL COMMENTO DELL'ASSESSORE ALLE POLITICHE SOCIALI MARINELLA CHITI:

«Gli enti pubblici hanno il dovere di informare i cittadini e di porre l’attenzione su temi che troppo spesso cadono in secondo piano e che, invece, investono un aspetto primario della vita delle persone: la salute. Il 1° dicembre ricorre la Giornata Mondiale contro l’AIDS e credo che sia un nostro dovere istituzionali sfruttare questa occasione per fare formazione e informazione e per tornare ancora una volta a parlare di prevenzione e di attenzione al contagio: ancora oggi che la malattia fa meno paura, ma i cui costi sociali non sono assolutamente diminuiti»



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