Tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, tutti gli stati più avanzati avviano censimenti della popolazione, in un’ottica moderna volta alla conoscenza e alla pianificazione sociale ed economica.
In Toscana il primo censimento nominativo risale al 1841 e fu fatto grazie ai parroci, data la capillare presenza della Chiesa sul territorio e l’assenza di uno Stato unitario. I successivi, invece, con la nascita dell’amministrazione centrale, furono realizzati direttamente dallo Stato.

Montelupo Fiorentino tra passato e presente

Da un primo esame dei censimenti a disposizione emerge una comunità piuttosto dinamica ed articolata al suo interno, che si fonda in gran parte sull’agricoltura mezzadrile e dunque sull’organizzazione delle grandi fattorie, ma vede poi crescere l’importanza storica delle attività manifatturiere legate alla ceramica, alle terrecotte ed in parte al vetro, anche in un quadro di integrazione e complementarietà tra settore primario e secondario.
Un altro importante elemento, che unisce idealmente il passato al presente, è quello della estrema laboriosità della popolazione che in ogni epoca ha rappresentato, in modi e tempi diversi, una risorsa inesauribile per lo sviluppo delle arti e delle manifatture locali. Saper fare e voler fare, un esempio trasmesso culturalmente nel tempo di famiglia in famiglia, di generazione in generazione, che ha portato alla crescita personale e sociale di ogni cittadino.

Se si osserva con attenzione il divenire storico della comunità di Montelupo dalla sua lontana fondazione, al costante e progressivo sviluppo di manifatture e commerci, fino ai giorni nostri, si riscontrano alcune peculiarità ed originalità che uniscono idealmente il nostro passato con il presente.
Ciò appare in tutta evidenza anche nell’esaminare il dettaglio analitico dell’evoluzione della popolazione locale in questa originale scansione temporale tra l’Ottocento ed il primo Novecento.
La conservazione dei documenti censuari della comunità e la complessa ricostruzione dei dati e delle informazioni statistiche, resa in questo caso tuttavia nella forma più semplice ed essenziale, ha permesso di rappresentare, in maniera abbastanza omogenea ed evidente, la composizione e stratificazione della popolazione nei vari ambiti territoriali, evidenziando sia le trasformazioni della società locale nell’arco di un secolo, sia sottolineando alcune specificità nello stesso dinamismo demografico. Alcuni brevi cenni sono dunque necessari per dare un inquadramento complessivo di una comunità in evoluzione e che, pur rappresentata per professioni, mestieri, età e nuclei familiari, ci aiuta a rappresentare anche le caratteristiche peculiari di un cambiamento.
Da un primo esame più generale dei censimenti a disposizione si riesce a ricostruire una comunità, piuttosto dinamica ed articolata al suo interno, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, che si fonda in gran parte sull’agricoltura mezzadrile e dunque sull’organizzazione delle grandi fattorie, sia in pianura, che in collina. Una società, quella locale, nella quale il colono a mezzadria non è soltanto un mero esecutore di un “progetto aziendale”, ma sempre più spesso si pone anche come un interprete attivo e positivo di una cultura del lavoro e della sua stessa organizzazione. Così come il maestro ceramista e l’artigiano in genere non si limitano soltanto all’esecuzione di forme e decori, ma interpretano anch’essi, direi costantemente, i processi tecnici e le trasformazioni produttive.
La ricostruzione delle piramidi per fasce di età della popolazione e l’analisi generale delle professioni in quasi un secolo ci mostrano principalmente la lenta ma costante trasformazione della comunità locale da società sostanzialmente preindustriale, nella quale i mestieri restano più o meno gli stessi del secolo precedente, verso una società relativamente più moderna e dinamica in cui il lavoro si trasforma, cambia e talvolta si specializza al proprio interno, in un quadro di integrazione e complementarietà anche tra settore primario e secondario.
In questa lenta trasformazione della società vi è anche un sostanziale ed apprezzabile miglioramento della qualità della vita delle popolazioni locali, sia urbane che rurali, che si unisce ad un lento ma costante abbassamento della mortalità infantile e ad un lieve innalzamento della speranza di vita legata anche ai progressi della medicina.
All’interno della sostanziale prevalenza del settore primario, tratto piuttosto significativo anche nel XX secolo, si conferma tuttavia l’importanza storica delle attività manifatturiere legate alla ceramica, alle terrecotte ed in parte al vetro. In questi specifici settori, sempre attraverso l’analisi dei mestieri, si individuano anche le modificazioni strutturali di un vero e proprio “distrettoproduttivo al cui interno convergono, in maniera stagionale o in modo permanente, tutti quei mestieri integrati e complementari della manodopera minorile e femminile, sia di origine urbana che rurale.
Una società complessa ed articolata, quella locale, che comunque già si fonda sostanzialmente, all’interno del binomio città e campagna, da un lato sul lavoro agricolo, diretto o indiretto, nelle fattorie e dall’altro, talvolta in una organica compenetrazione e complementarietà di funzioni, sulla maestria artigiana e sull’ampia flessibilità del lavoro, che contribuiscono essi stessi a formare i primi nuclei importanti dell’organizzazione della fabbrica moderna. E ciò appare subito evidente già alla fine del XIX secolo sia nell’ambito della produzione delle ceramiche e terrecotte, tra Montelupo e Sanminiatello, sia nel settore della produzione più specifica del vetro alla Torre dove persino un intero paese nasce e si sviluppa costantemente insieme, e se si vuole, in maniera integrata alla medesima fabbrica.
Un altro importante elemento che si desume dall’esame complessivo dei dati , che unisce idealmente il passato al presente, è quello della estrema l’estrema laboriosità della popolazione che in ogni epoca ha rappresentato, in modi e tempi diversi, una risorsa inesauribile per lo sviluppo delle arti e delle manifatture locali. Saper fare e voler fare, un esempio trasmesso culturalmente nel tempo di famiglia in famiglia, di generazione in generazione. Un territorio laborioso, al centro della viabilità toscana più evoluta e nucleo di produzione e commerci da e per città più importanti. Dunque un territorio storicamente pieno di opportunità. L’industria del lavoro ed il lavoro nell’industria, nel suo senso più ampio e generale sia artistico che inventivo, sono sempre stati a Montelupo sinonimo di un impegno costante di ogni cittadino soprattutto nella volontà di rappresentare al meglio tutte le proprie capacità. Una sorta di volontà di rappresentazione nel lavoro e nell’espressione artistica che è cresciuta sostanzialmente, nel passato come nel presente, con la stessa crescita personale e sociale di ogni cittadino. Un fare laborioso ed intelligente che è diventato, per tutte le generazioni al tempo stesso educazione, formazione individuale, senso civico. A questa operosità si è sempre aggiunto anche un ulteriore elemento di vivacità della nostra comunità: l’estrema capacità di adattare e trasformare le proprie tradizioni, il proprio modo di lavorare, la propria “industria” culturale da un lato ed economica dall’altro, secondo i ritmi diversi della storia e secondo le mutazioni lente o improvvise delle istituzioni o delle congiunture economiche.
E’ soprattutto per questa fondamentale ragione “storica” che Montelupo ha mantenuto sempre, pur tra le diverse congiunture storiche, ed ancora più evidente tra il XIX e XX secolo, la propria identità culturale ed ha saputo trasformare obiettivi, strumenti e risorse all’interno della propria capacità di essere protagonista nei diversi scenari epocali. Ed è inoltre per questa particolare attitudine ad interpretare il cambiamento che, nel lento scorrere degli anni, le caratteristiche produzioni della ceramica, del vetro, della predisposizione all’arte e alla tecnica applicata, si sono radicate storicamente sul nostro territorio ed hanno rappresentato a Montelupo, oltre ché un fenomeno tipicamente economico o manifatturiero, anche un preciso e costante connotato culturale e sociale.
Il lavoro, nella sua variegata rappresentazione ed organizzazione, è sempre stato alla base della comunità organizzata e dell’agire sociale, così come l’arte e l’inventiva hanno rappresentato un fulcro importante e motore di uno sviluppo, di un progresso imminente e futuro. E’ dunque una specifica cultura del lavoro ed una peculiare flessibilità dell’attività organizzata che hanno permesso a questo paese di sapersi trasmettere positivamente verso un futuro.
Se dalla prima rilevazione ci spostiamo all’ultima non possiamo che vedere sia elementi di continuità, il rapporto città e campagna ad esempio, ed altrettanti elementi di assoluta discontinuità, direi piuttosto sviluppo, di una comunità più moderna ed evoluta. I primi nuclei di organizzazione aziendale negli ambiti produttivi dell’ottocento si sono trasformati, con costante continuità, in moderne aziende che hanno saputo interpretare poi nel novecento il cambiamento e l’innovazione, mentre dall’altra parte la stessa attitudine manuale ed intellettuale dei coloni locali, intimamente legata alla tradizione mezzadrile, si è trasformata sapientemente in una miriade di operatori economici, artigiani, commercianti, persino imprenditori, che oggi formano la parte forse più importante del tessuto economico locale. Ognuno di loro ha creduto, oltre che in sé stesso, alla dignità di un popolo ed alla sua intelligenza. Cesare Baccetti
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