Tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, tutti gli stati più avanzati avviano censimenti della popolazione, in un’ottica moderna volta alla conoscenza e alla pianificazione sociale ed economica.
In Toscana il primo censimento nominativo risale al 1841 e fu fatto grazie ai parroci, data la capillare presenza della Chiesa sul territorio e l’assenza di uno Stato unitario. I successivi, invece, con la nascita dell’amministrazione centrale, furono realizzati direttamente dallo Stato.
Portando a disposizione dei cittadini il patrimonio comune dei censimenti del nostro territorio (per il momento i censimenti del 1841, 1871 e 1901), si è cercato di fare un’operazione civica, culturale e storica. Perché la
storia appare più vera, e anche più interessante, soprattutto quando si riesce a intravederla da vicino, quasi a toccarla, a sfiorarla con la mano.
L’occasione che ci offrono i registri dei
censimenti, che partono da venti anni prima della nascita dello Stato italiano e arrivano fino al primo anno del secolo scorso, ci permettono di capire e di scoprire senza retorica o nostalgia, chi siamo e da dove veniamo. Persone,
luoghi e
mestieri della nostra comunità che riemergono e ci danno la possibilità di ricostruire l’albero genealogico, privato e pubblico, degli uomini e della loro geografia.